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Canto funebre di versi, inno ri-vitalizzante di una poesia che ama e si fa odiare e toglie re-spiri, so-spiri e vane verità al poeta. Poeta è colui che non si arrende alla barbara indifferenza come unica attenzione concessa alle sue rime e maturo produce l’ apologia del suo nettare. “Apologia” appunto è il titolo ed il modus con cui Michele Delpiano, giovane poeta barlettano, si schiera dalla parte di parole svuotate dalla superficialità di un lettore pieno di leggerezza…e le trasforma.
La sua è una preghiera delicatamente vigorosa, un invito a lottare per la purezza del verso e la semplicità del pensiero.
Le sezioni in cui la raccolta di poesie in questione viene scandita indicano un percorso: maturazione del poeta in quanto tale, in quanto uomo, della sua vita in quanto poesia. Lo stile classico rende i componimenti fotogrammi granulosi della pellicola essenziale che è esistenza. Dall’Io originario si diramano intimi scorci familiari e sentimenti inviolabili. Tentativo mirevole per la sopravvivenza dell’ars poetica.
RECENSITO DA CLAUDIA GORGOGLIONE
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LA FANCIULLEZZA
La fanciullezza vedo sorridere e danzare
spensierata tra le vie e i campi scorazzare
e sulla rena rialzarsi e cadere
e sul viso felice si lascia vedere.
In un baleno, però, si allontana
da me alla ricerca di una nuova tana…
Quanto mi manca la coperta di lana
in cui m’avvolgevo senza sapere
a sera se la mia anima fosse da lavare.
Non v’eran nel cuor se non gioie
nel cuor non v’era alcun tremare
nel cuor mio non v’eran strade spoglie.
Malgrado le mie vere voglie
la fanciullezza non vedo danzare più
davanti a me, e non la vedrò più…
se non di sfuggita nelle righe
dei miei ricordi…ma la sentirò
ancora viva e ancora la cullerò
dentro di me: li si, ancora danza e ride
e raccoglie fiordalisi e selvatiche spighe.
da “Apologia”
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Apologia
In difesa mia e della poesia
l’anima mia vi invia
un’apologia.
Vi canto il verde e il celeste
vi narro di concerti e di feste
vi apro in ogni verso il mio cuore
vi parlo del mio amore
per lei e delle mie tempeste
interiori e del rumore
assordante della coscienza.
Perché evitate la nostra conoscenza?
Perché sboccano risate
dalle vostre bocche in permanenza?
Perché non apprezzate
la musica ora dolce ora scontenta
degli umili versi in rime baciate?
Ascoltate ascoltate:
questa musica lenta
questa mia cantilena
questa musica quieta
non sarà mai violenta
questa poesia in piena
questa luce irrequieta
non sarà mai spenta
questa mano che vi fa pena
questa mano è intenta
a filare perenni parole di seta.
